Jaguar&Brody

storyboard:

‘The Blue Umbrella’: Inside a Pixar Love Story

The process began on one of those unusually rainy but otherwise ordinary California days. Pixar camera and staging artist Saschka Unseldwas walking through downtown San Francisco. Something caught his eye. He looked down, studying more closely an object stuck in the gutter in front of him. 

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Il post mi è tornato alla memoria oggi che Cicciolina, dopo  Monza, ha lanciato (…) la sua ennesima candidatura a sindaco.  Di Roma, questa volta.  Di seguito racconto di quando l’anno scorso voleva diventare primo cittadino di Corigliano Calabro
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Aggiorno il post in diretta. 18 aprile 2012 
Pare che molti cittadini ausonici siano rimasti “allibiti”  alla notizia della candidatura della sessantenne ei fu molte cose, Cicciolina, al secolo Ilona Staller. “Una vergogna” tuonano. Gli altri attendono.
Che la vergogna l’è morta. Al pari della pietà. 
Allego il link con le ultime news in dettaglio. 
 No, non ho avuto paura del serpente, perché il serpente è più sincero di alcuni politici (Cicciolina)

17 aprile 2012
LA notizia è tale nella sua follia che merita, per acclamazione, un post sul blog.
La donna col pitone ha detto sì. La ei fu parlamentare e pensionata d’oro, la ei fu pornostar (semi redenta), l’ei fu bionda naturale con trecce e sguardo di fuoco, ha deciso di rifarlo.
Cicciolina, sessant’anni (e rotti) sulle spalle, se portati bene è da vedersi, ha deciso di (ri)scendere in campo. 
E potrebbe essere uno tra i futuri candidati sindaco della ridente cittadina ionica, tutta clementine e calciatori, Corigliano Calabro.
Per chi non sapesse, o avesse dimenticato, il comune di Corigliano fu sciolto, nel giugno del 2011 per sospette infiltrazioni mafiose. Testualmente recitava il comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro Maroni (ei fu ministro, anche lui): “Il Cdm dichiara lo scioglimento del Consiglio comunale di Corigliano Calabro (Cs), causa riscontrate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata”.
Dalla ‘ndrangheta (presunta) alla fregna (un tempo) il passo sembra essere stato breve. 
La notizia è nebulosa a dire il vero, cioè non è proprio chiaro se Cicciolina (al secolo Ilona Staller) si candiderà direttamente a sedere (gambe aperte) sullo scranno da prima cittadina o il suo partito (sì, ha un nuovo partito) sarà solo di “appoggio”. 
A un altro candidato. A sindaco. 
 Insomma dopo aver  abbandonato il progetto politico delle amministrative di Monza,  la Staller si candiderà comunque alle politiche del prossimo anno. Il nome del nuovo “partito dell’ammore”, ma sono lontani i tempi della compianta Moana Pozzi, è  “Dna - Democrazia Natura Amore”. Tra i  fondatori e leader, Cicciolina, già deputato radicale, e Luca Di Carlo, il legale che ha difeso, tra gli altri, Michael Jackson e meglio conosciuto come «l’avvocato del diavolo».
 Nel simbolo del «partito» Cicciolina, avvolta in un tricolore e in posa come a riprodurre la Statua della Libertà. Nella mano sinistra una fiaccola tricolore. «Liberty» e il Tricolore, «entrambi simboli di una Nazione e di un Popolo che possono e devono volare in alto», affermano gli animatori del Dna (fonte Sole 24 ore). Altro che uccelli paduli, insomma. Qui si vola alto. 
Del resto, come ebbe a dire Giorgio Faletti: Cicciolina è stata l’unico politico italiano a farsi fare quello che gli altri uomini politici hanno fatto agli italiani. 
Il comunicato stampa di presentazione è roboante. Roba davvero da serpenti intorno al collo, e non solo.  Il DNA si presenta niente popò di meno che come un  “Terzo Stato”  all’interno dello Stato e per lo Stato, “poiché – si legge nella nota -  è al di sopra di ogni interesse e contrapposizione di partito politico ma per l’interesse sociale e quindi nazionale. A breve sarà comunicata un’agenda ufficiale di eventi e aperta la campagna iscrizioni a questa vera novità nel panorama politico nazionale: un Movimento nato dall’esigenza di guardare al futuro dell’Italia in modo positivo e per la Libertà e dando risposte concrete alle istanze che provengono dal Popolo, oggi sempre più oppresso da tasse ed impositivi e non rappresentato dall’attuale classe politica ed istituzionale”
 Come ci ricorda Luca Latella, nel suo articolo uscito stamattina nella versione cartacea de Il Quotidiano, il nome di Cicciolina fu fatto da un  movimento di “ggiovani coriglianesi”. Giovani sconosciuti ai più in città. Ma sufficientemente noti per essere comunque stati in grado di contattare Ilona e convincerla (a botte di parole, immaginiamo) ad affrontare l’agone politico coriglianese. 
Piazza notoriamente calda. Bollente, d’ora in poi. 
 Nota di colore nell’87 Cicciolina prese la bellezza di 2omila preferenze. 
Seconda solo a Pannella nel partito dei Radicali. Riflettete genti di Corigliano che lanciate provocazioni. 
Potrebbero essere colte.

ps per la foto cito Carlà: “Amarcord. Quando sotto la tunica batteva ancora un muscolo rosso” @CarlaMonteforte
Nello scatto i tempi gloriosi della militanza di Rutelli nei Radicali e la prima e sempre gloriosa candidatura di Cicciolina. 

Questo tempo che viene non darà dolore,
questo tempo passerà, senza farci del male.
Questo tempo passerà o lo faremo passare 
 (Bellamore, Francesco De Gregori)



Da quando sono una ex Cornacchia e una semi (in)occupata più o meno 40enne, il tempo passa e gli anni appassiscono come le rose, ho un sacco di cose fare che manco Bersani alle consultazioni. Studiare, innanzitutto, attività in cui non ho mai eccelso neanche da giovane, figuriamoci ora e poi, stare dietro a me stessa.
 Attività impegnativa da quando sono rabbiosa. 
Una passione, con tante stazioni quanti sono i miei cambi d’umore, una varietà inimmaginabile. 
Non ho un Golgota da scalare, qualche croce da portare, quello sì. 
Un Barabba da santificare, una Maddalena da perdonare e una volontà da resuscitare, spostando quella pietra e in tre giorni, che poi puzza, come il pesce, come gli ospiti. Come la capacità di sopportarmi mentre mi lamento. Della qualunque. Altro che Grillo e grillini e stelle e stalle.
 Sono successe cose, si sono consumate tragedie, ho letto frasi, editoriali, status  imbarazzanti. Mi sono tappata gli occhi, chiuso le orecchie e pianto per un dolore non mio. Ma come se lo fosse. 
Le pagine scorrono come lancette sull’orologio e che noi lo si voglia o meno, andare avanti è un obbligo. 
Mi sento inadeguata, al momento, alla situazione come un agnello a Pasqua o un tacchino sul tetto (vittime sacrificali loro malgrado). 
Un giro di toccheta e sono stati i miei peccati.
Alle Congreghe con tutta la famiglia e mio  nonno in testa. Alla Processione del Venerdì santo che sta per passarmi sotto casa. 
Alle amiche che non chiamo ma tengo strette al cuore. 
C’è Passione nel mio Getsemani. Non c’è Fenice che  rinasca se prima non brucia. E io, scotto

 E amami, amami, stringimi, sgonfiami 
e allora amami, sdentami, stracciami, applicami 
e stringimi, dammi l’ebrezza dei tendini 
prendimi, con le tue labbra fracassami.
(Enzo Jannacci, che oggi, 29 marzo 2013, ci ha lasciato) 

ps nella foto una rivisitazione dell’Ultima cena, gentilmente presa dalla bacheca di Carla Monteforte

Il the delle cinque. Dal terrazzo. 

Persino le mie ansie hanno l’ansia… Charlie Brown 

Confesso: ho l’ansia da post. A dire il vero ho l’ansia da tutto, per anni sono stata uno dei peggio riusciti spot per lo xanax (lo mandavo giù come si fa con le mentine) questo prima di convertirmi all’omeopatia e ingurgitare improbabili pasticche dai nomi esotici. Il tutto per tenermi l’ansia, ovviamente. 
 Ne invento sempre di nuove, ora, a parte quel modesto problema di inoccupazione, o forse proprio per quello, mi sono fatta venire l’ansia da blog.
 Quanti post metto o devo mettere, quanto sono interessanti. Qualcuno li leggerà? Dovrei mica far come tutti e parlar di politica (del Pd in particolare e/o dei grillini, in alternativa grunge cittadina). Il sesso? Sì, sì gli argomenti hot tirano sempre (…). Forse dovrei  lanciarmi in ardite elucubrazioni economiche. 
E il sociale? ‘Ndo lo metti il sociale? E i libri, le recensioni, la cultura alta (quella che fa tremar polsi e intelletto, a capirsi).
 Le scie chimiche? La meritano la mia attenzione e quindi quella dei miei 25 lettori (so’ acculturata dal liceo io, neh) 
 Insomma, mi ci scoppia la testa a furia di riempirmi di domande. Più che altro perchè non mi rispondo. Glisso. 
Poi c’è che devo anche studiare, dopo anni che ne avevo dismesso di panni. A esser sinceri anche quando gli indossavo, quelli da studentessa intendo, non ero mica ‘sto granchè eh
Sono una dalla memoria breve, leggo, mando giù e dimentico. Ma qui c’è una marea di roba da mandar giù. Mica lo so se je la faccio.
 Il tutto poi per aver il brivido (caldo) di diventare una inoccupata professionista. A quarant’anni suonati. Mica cotiche.  
 Roba da fumata bianca alla prima seduta. Un rapido conclave in commissione e via. 
Che se anche il nero sfina, se poi mi bocciano poi ci resto male.  

 

Il papa è l’avvocato di Dio. Peccato che il suo cliente sia morto. (Francis Picabia)

Ieri, guardando con lo stupefatto candore che solo assistere alla storia può darti, quell’elicottero bianco  librarsi lento su Roma Capoccia, pensavo (senza intento alcuno di blasfemia eh) che anche il mio posto di lavoro è una sede vacante. Manca, non c’è.  Trattasi  di un vuoto, di un’assenza. 
Certo, personale e non collettiva. Certo, milioni di fedeli non pregano per me.  Dovesse bastare, però, ho una nonna che lo fa, con il fervore di almeno cento prefiche. 
Inoltre, e non sottovaluterei, nel caso  si volesse farmelo (ri)occupare, non occorrerebbe neanche  riunire un conclave di eminenze  di porporato vestite. 
Non che non abbia da fare perché questa ex cornacchia, questa 40enne semi (in)occupata, questa attempata praticante giornalista è riuscita ad accorgersi  tre, e dico tre,  giorni prima della scadenza dei tempi per inviare la domanda per l’esame da professionista.
 Il che ha implicato andare e tornare da Catanzaro, andare e tornare da Cosenza, imbattersi in una posta chiusa per rapina, scambiare un bonifico per un conto corrente, aprirsi un indirizzo PEC  (l’inutilissima posta elettronica certificata) iscriversi in fretta e furissima a un corso on line di preparazione all’esame, compilare moduli a iosa, tampinare le sante,sante, sante segreterie di redazione del giornale, nonché Tiziana Aceto, cui va il mio bene sempiterno, perché tutte insieme tampinassero il direttore responsabile affinchè firmasse le carte d’uopo, scrivere un curriculum (che a leggerlo mi boccerei da ora senza se e senza ma) spendere una bancata di soldi, e sottolineo bancata,  fare fotocopie del tutto, infilare gli originali in una busta e  recarmi alla posta alle 13.25 del 28  febbraio, sul filo di lana,  per inoltrare la fatidica raccomandata. Quando l’ho vista lì, timbrata, sono quasi svenuta. Devo decidere se di gioia, panico o stanchezza. Comunque sia, è andata. Me tocca studià. 
E voi, fate il tifo per me, che vuoi mettere diventare una 40enne semi(in)occupata professionista?

ps Gualtieri, perdona me. 

 

Occhi di mare senza scogli 
il mare sbatte su di me 
che ho sempre fatto solo sbagli 
ma uno sbaglio che cos’è. 

La politica ha le sue ragioni che la ragione non conosce (Pino Caruso, Ho dei pensieri che non condivido)

Volevo scrivere una cosa, piccola piccola, di politica. Niente analisi, né pipponi. Ma una storia, che dopo lo scoramento post scrutinio – sì, son tra quelli che son perplodepressi – mi ha riportato il sorriso, l’orgoglio di appartenenza e, voglio esagerare, anche la speranza.  In queste ore una delle notizie arrivate dalla Calabria più commentate in rete, a parte l’assordante frinir a cinque stelle, è stata quella dell’elezione al senato di Domenico Scillipoti. Lui, il peones.  Che imbarazzo, che vergogna. Ai voglia a ironia. Votare l’han votato.  E giù battute. Masticavo amaro, come usa dirsi. Quando la luce, mi si appalesa dal nord, dal Piemonte. 
L’elezione alla Camera di Celeste Costantino nelle file di Sel. Una giovane donna reggina. Da sempre impegnata. Una laurea in filosofia all’Unical  e un master in mediazione culturale. Padre ex ferroviere e mamma che lavorava in una fabbrica di parrucche. Cresciuta al Gebbione di Reggio Calabria. Quartiere tosto.
 Arriva presto in politica,  con i  Giovani comunisti del Prc di Reggio Calabria poi con Nichi Vendola in Sel. Carriera articolata e ricca. Ma Celeste è soprattutto è una donna “daSud”, l’associazione antimafie nata nel 2005. Con Action – diritti in movimento” ha dato vita alla vertenza nazionale sui migranti di Rosarno e al dossier “Arance insanguinate” (2010)  dove denunciano lo sfruttamento dei lavoratori africani e la presenza della ‘ndrangheta nelle campagna calabresi.  Ha fondato il collettivo “Donne daSud”, nato all’interno dell’associazione antimafie, la rete “Ragazze interrotte” di Sinistra ecologia e libertà e il laboratorio politico “Tilt” con al centro del suo impegno la lotta alla precarietà, il tema del reddito e del welfare per le giovani generazioni. E’ l’autrice della grafic novel “Roberta Lanzino,  ragazza”. Il primo fumetto sul femminicidio in Italia.  E di un sacco di altre cose che trovate meglio spiegate sul suo sito.
 Io non la conosco personalmente. Ho solo letto di lei.  Però, oggi, proprio oggi, mi fa piacere parlarne. Per farcela conoscere. Perché la Calabria, è anche Celeste. E io, ne sono orgogliosa. 
Ah, nel suo Pantheon c’è Rosa Parks.   La donna che non si alzò. Era una sarta, divenne famosa per aver dato  origine, nel 1955, al boicottaggio degli autobus a Montgomery. Una battaglia contro la segregazione. Si rifiutò di lasciare il suo posto sull’autobus a un bianco. Divenne un’icona dei diritti civili. E’ morta nel 2005 a 92 anni

http://www.celestecostantino.it/ per saperne di più.

Aiutare qualcuno a traslocare è come fare sesso orale, ti sarà debitore per sempre! 
(da Scrubs)

Lo so, sono un’incostante, che poi è il motivo per cui neanche da ragazzina, o negli anni complessi e dettati dal batticuore dell’adolescenza, ho mai tenuto un diario. Non perché le cose non mi succedano. Ma, o mi capitano tutte insieme e mi travolgono o ci passo sopra come un panzer, ignorandole, mettendole da parte. Quindi anche ora, 40enne in crisi (sempre con il batticuore) e semi (in)occupata, probabilmente qualcosa di me stessa, finirò per perdermela. La mia nuova vita, del resto, è iniziata come era finita. Con un trasloco (quasi due). Paul Auster  in 62 anni di vita ne ha contati 25 (lo scrive, egregiamente, in Diario d’inverno. Un diario, appunto. Mi esercito leggendone)  in 40, io, 18. 
Lui si muoveva tra Parigi, New York e dintorni. Io più modestamente tra Roma, Cosenza e Bisanzio. E Perugia, come dimenticare i gloriosi anni dell’Onaosi e non solo.
 Se tanto mi da tanto lo prendo e magari supero pure, nel frangente potrei anche arrivare a scrivere, non come lui, ma insomma, applicarmi. Tra uno scatolone e un altro. Una lacrima e una crisi di nervi. Alla perenne ricerca di “ma quella sciarpa, dove sarà finita?” o qualunque altro oggetto, svariati a dire il vero, che perdo per ogni trasloco fatto. La mia stanza, nella casa-madre bizantina, è un substrato di scatole svuotate, una stratificazione di ricordi per ordine di luoghi in cui ho vissuti. In ognuno ho lasciato qualcosa di me, foss’anche polvere. Alcune le ho amate, poche le ho detestate, altre sono state solo letti in cui dormire. 
Ovviamente ancora non ho finito. Magari. Mi divido, tra la Capitale e la bizantina.
La settima scorsa poi mi sono presa una pausa dalla mia (in)occupazione. Ho fatto la zia h24. Ecco, alla faccia della modernità, quello è un mestiere che potrei fare per sempre. Anche perché, grazie alle mie meravigliose creature, non ho pensato al fatto che l’unica proposta  ricevuta (non distinguo tra decente e indecente, non è più stagione)  è stata quella di uno stage  di tre mesi (gratuito e poi ciao, amico, ciao) . Ah, c’è stato Sanremo. L’ho visto tra una Peppa Pig e un Sandrino l’investigatore.
Giusto il tempo per amare Max Gazzè e Raphael Gualazzi. E Silvestri, vestito. C’ho le scuole basse, in fatto di musica. 

E i ragazzi del trasloco avevano 

fatto in fretta 

a stanare i miei amori dai cassetti 

e dalle scatole di latta 

qualcuno in macchina, altri ancora 

solo in maglietta 

i miei amori via 

giù per quelle scale, via 

ognuna sola e a bordo 

della sua fotografia 

traslocando 

(Traslocando, Ivano Fossati per Loredana Bertè)
Lo so,